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Storia del Vivo
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'LA GENESI TRA STORIA E REALTA':
... DAI MONACI CAMALDOLESI ALLE VICENDE DEI CONTI CERVINI

Nasce l'Eremo

La genesi del Vivo è legata alla nascita e allo sviluppo dell'Eremo dove ancora oggi si trova il palazzo-castello la cui storia, ricostruibile fra leggenda e cronaca, si è articolata per tutto un millennio giungendo fino ai nostri giorni.
Il primo insediamento umano organizzato, si fa infatti risalire intorno all'anno 1000 data in cui sembra, che San Romualdo, attratto dalla bellezza e dalla serenità dei luoghi, qui si fermasse fondando un piccolo Eremo, "Ermicciolo" con i suoi confratelli (in onore e osservanza di San Benedetto). Tale comunità, costruita tra la pace e l'incanto della natura, divenne poi "l'ordine Camaldolese". Venne poi fondato, più in basso, un altro "cenobio" detto l'Eremo dove, per autorizzazione di Arrigo I imperatore, San Romualdo potette costruire il monastero di San Pietro, che raccolse un gran numero di monaci e sviluppò, nel corso degli anni, anche un ristretto borgo all'ombra del palazzo camaldolese con una chiesina detta, in principio, di San Pietro, poi di San Marcello in onore di Papa Marcello II Cervini.

L'egemonia camaldolese

La laboriosità dei monaci si spinse ben oltre l'area dell'Eremo, e la comunità divenne sempre più grande, tanto da acquisire una vasta giurisdizione su un territorio che si estendeva dalle pendici del Monte Amiata sino a quasi tutta la Val d'Orcia. L'egemonia politico-economica del monastero camaldolese crebbe a tal punto che il contrasto con altre forze, ambiziose di padroneggiare nel territorio, fu inevitabile.
Nel giorno di San Benedetto del 1328 l'Eremo ebbe un duro colpo in quanto i castiglionesi, da lungo tempo in dissidio sui pascoli con i monaci del Vivo, assalirono il monastero e lo devastarono. L'attività dei monaci rimase, nonostante tutto, ancora in vita.

La storia moderna

Nel 1538, si apre un secondo capitolo nella storia del Vivo, quando tutti i possedimenti dei monaci passano alla famiglia Cervini di Montepulciano. I Cervini subentrarono ai Camaldolesi ma, in continuità con essi, portarono avanti le trasformazioni e la valorizzazione di questi luoghi con varie iniziative: la prima delle quali, voluta dal Cardinale Marcello Cervini, fu la ricostruzione e la ristrutturazione del palazzo-castello attribuita al noto architetto Antonio Sangallo il Giovane.
Il Cardinale divenuto Papa il 10 aprile 1555, come (Marcello II), morì il I maggio dello stesso anno, segnando uno dei più corti papati della storia.
Oltre alla ristrutturazione del palazzo, i Cervini si adoperarono a costruire abitazioni, magazzini, frantoi, molini costituendo un accurato micro-sistema urbano. Tra tutte queste attività che ruotavano attorno all' utilizzo della forza dell'acqua, la più caratteristica fu quella della lavorazione della carta, iniziata pare nel 1774, in seguito alla costruzione di una cartiera in cui si produceva carta di diverso taglio e qualità.

Il Vivo che nasce

Tutte queste attività messe in atto dai Cervini richiamarono manodopera esterna contribuendo alla formazione di un nuovo centro abitato che risultò composto da due nuclei: Casette (o Caselle) nel comune di Abbadia San Salvatore, e Vivo nel Comune di Castiglione. Tale nucleo diventerà un'unica unità con la fusione dei due centri che presero il nome di Vivo d'Orcia nell'anno 1867 sotto il comune di Castiglione.
Con Decreto Regio del 7 luglio 1867, infatti, quest'ultimo comune ricevette i paesi di Campiglia, San Filippo e Caselle del Vivo.

 

 

il Giornalino