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Storia del Vivo

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Tradizioni

Già da un primo viaggio effettuato sull'Amiata dal Granduca Pietro Leopoldo nel 1773 si riporta che al Vivo esisteva una ferriera ed una ramiera. Nel secondo viaggio che lo stesso Granduca effettuò nel 1775 a questi si era aggiunta una cartiera, costruita probabilmente nel 1774.

Nel 1789 Giorgio Santi cita nel suo libro 'Viaggio al Montamiata', che erano presenti al Vivo una ferriera, una ramiera, una uliviera ed una cartiera, alle quali si sono poi aggiunti mulini e segherie.

 

Benchè fossero quindi già presenti in precedenza degli opifici lungo il corso del torrente, la fase più importante per lo sviluppo delle attività produttive locali, legate allo sfruttamento idrico, fù quella intrapresa dalla famiglia Cervini nella seconda metà del 1700.

Prime annotazioni in merito ci giungono dai 'Commentari' di Papa Pio II (promotore della costruzione del Duomo di Pienza nella prima metà del 1400), nei quali viene descritto un viaggio che lo stesso ha effettuato sull'Amiata, visitando tra l'altro anche le sorgenti del torrente Vivo, lungo il corso del quale già all'epoca (prima metà del 1400) erano presenti alcuni mulini, i quali durante la siccità estiva (quando cioè gli altri erano fermi), macinavano anche per Pienza ed i paesi limitrofi.

 

resti del vecchio mulino

Da sempre il corso del torrente Vivo ha costituito una preziosa risorsa per gli abitanti della zona e principalmente per le attività produttive.

 

resti della Cartiera

Anche più recentemente si è continuato a sfruttare il corso del torrente Vivo, infatti verso la metà del 1900 è stata costruita in prossimità dello scodellino una centrale idroelettrica che ha fornito per lungo periodo l'energia elettrica all'intero centro abitato.

I suddetti opifici, versano attualmente allo stato di rudere, ma è in fase di studio un progetto volto al recupero ed alla valorizzazione degli stessi.

Sempre ad opera della famiglia Cervini fù realizzato in questo periodo un acquedotto a canaletta in pietra, che dalle sorgenti dell'Ermicciolo portava l'acqua al Palazzo Cervini. Del suddetto acuedotto ancora oggi sono visibili dei tratti di condotta, uno dei quali ha dato origine al caratteristico arco d'ingresso al Borgo principale.

resti di condotta all'interno della Cartiera
arco con sovrastante acquedotto
acquedotto presso l'Eremo

 

il Giornalino